Il blog di Chiara Cecutti

Se il cielo è azzurro, mettetevi le scarpe da ginnastica e…

Oggi voglio parlare a quelle donne, a me particolarmente care, che in questo periodo difficile e complicato sono portate più di altre a… perdere le staffe! E voglio parlare proprio a loro perché, per quanto sia vero che le limitazioni della nostra sfera personale, e le difficoltà di quella professionale, impattano in un modo o nell’altro sulla vita di uomini e donne di ogni indole ed età, è altrettanto vero che per alcune di noi sopportare tutto questo e reagire in modo efficace, cioè senza intaccare più di tanto il nostro benessere fisico e morale, è più difficile che per altre.

Forse non ce ne accorgiamo nemmeno, ma se ci soffermiamo a riflettere, probabilmente sarà possibile scoprirci più irascibili del solito. Riflettiamo… Capita che: ci accaniamo immediatamente sul clacson appena scatta il semaforo verde? Inveiamo a voce alta contro la mascherina della quale si è appena spezzato uno dei due laccetti lanciandola con rabbia a terra? Rimproveriamo aspramente il tipo che ci viene incontro per strada con la suddetta mascherina abbassata sotto il mento parlando allegramente al telefono? Ci voltiamo verso due ragazzi che chiacchierano tra loro e sottolineiamo furiose che “no, non ci potete andare a fare la gita fuori porta a Pasquetta in trenta persone”? Certo, abbiamo tutte le ragioni per sentirci frustrate (e stanche!), ma è importante renderci conto che questi scatti d’ira non ci aiutano a stare meglio. Anzi, spesso ci fanno addirittura stare ancor più male aggravando uno stato interno evidentemente già stressato.

Frustrazione: non è forse proprio questa la sensazione dominante nel contesto attuale? Viviamo purtroppo in un periodo in cui vengono meno gran parte delle regole e delle abitudini che ognuna di noi si è posta nella vita, la nostra libertà è limitata da un esserino invisibile e letale che ci tiene sotto scacco e questo ci mette a dura prova. Ma se per alcune è tutto sommato abbastanza semplice adattarsi alla situazione, per altre non lo è affatto. Noi donne, del resto, abbiamo appesantito la nostra vita mediamente più degli uomini. Tra un lockdown e l’altro, tra una zona rossa e una gialla, ci siamo fatte carico ancor più del solito dei figli, che restano a casa per le scuole chiuse, studiano in DAD occupando a volte il nostro computer (perché quello di papà non si tocca neanche in pandemia…) mentre magari dobbiamo lavorare in smart working, e non escono più così spesso a giocare fuori liberando un po’ del nostro spazio e del nostro tempo. E anche quello per le relazioni si assottiglia. L’altro giorno ho chiamato un’amica che ha esordito dicendomi: “grazie al cielo mi hai chiamata tu! Fra i tre figli in DAD e lo smart working non riesco ad avere il tempo nemmeno per pensare di fare una telefonata che non sia indispensabile, quindi grazie davvero…”. In più mettiamoci il fatto che in genere siamo un po’ tutte portate a caricarci di incombenze e a non delegare perché “è meglio se me ne occupo io che faccio prima e meglio”, come racconto approfonditamente nel mio ultimo lavoro “Multitasking? No, Grazie”, ed ecco che la miccia è accesa e la bomba pronta ad esplodere.

Ma come venirne a capo? Questa volta, per chiudere in leggerezza, prendo in prestito le parole di un’artista che oggi più che mai resiste grazie alla sua solarità e al suo pensiero positivo. Parlo di Malika Ayane della quale ho letto in questi giorni alcune dichiarazioni sulla situazione attuale: “viviamo in un presente decisamente diverso – ha detto in più di un’intervista – ma non dobbiamo trattare questo momento storico come qualcosa da subire, piuttosto come una condizione temporale per ora inevitabile, per cui conduciamo le nostre vite qualunque cosa succeda. Anch’io inevitabilmente provo momenti di sconforto e di incertezza, ma poi mi ricordo delle responsabilità che ho anche nei confronti di mia figlia, e della mia capacità di ‘persona’, prima ancora che di artista, di essere un esempio positivo, e cioè di ‘potermi tenere insieme’ affinché chi mi guarda sia a sua volta portato a ‘tenersi insieme’; penso che ognuno di noi possa accorgersi che non serve a niente crogiolarsi nel dolore, ma che può invece stilare ogni giorno un bilancio di cose belle: se c’è il cielo azzurro, meglio mettersi le scarpe da ginnastica e camminare piuttosto che restare in macchina a imprecare contro gli altri, e questa visione positiva delle cose va trasmessa agli altri”. Ecco, il cielo è azzurro: mettetevi le scarpe da ginnastica e camminate

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